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Cosa mangiare? Un dilemma che deriva dalla complessità dell'attuale sistema alimentare e che ci obbliga a una scelta.

Cosa mangiare? Un dilemma che deriva dalla complessità dell'attuale sistema alimentare e che ci obbliga a una scelta.

Nel XIX secolo Feuerbach sosteneva che "noi siamo quello che mangiamo", sottolineando come le abitudini alimentari di un individuo possano dirci molto sulle caratteristiche di quella persona. Nel corso dei secoli, attraverso una serie di meccanismi quali l'istinto, il senso del gusto, le scoperte, la capacità di riconoscimento e le tradizioni, abbiamo imparato ad essere sempre più consapevoli dell'importanza di ciò che ingeriamo, non solo per il nostro corpo ma anche per l'ambiente, per la natura e per l'esistenza degli animali.
Ma oggi, più che mai ci troviamo a dover risolvere quel dubbio che il professor Michael Pollan definisce "Il dilemma dell'onnivoro" (titolo del suo libro pubblicato nel 2013 da Adelphi): fare la scelta migliore quando si tratta di decidere cosa mangiare, in un'epoca in cui il numero di opzioni che abbiamo a disposizione è enorme.

L'industrializzazione del cibo, se pur divenuta sempre più conveniente dal punto di vista economico, ha molte ramificazioni nocive per l'uomo, gli animali e l'ambiente, come l'impiego di fertilizzanti inquinanti, il massiccio utilizzo di combustibili fossili, la moltiplicazione degli allevamenti intensivi agevolata dalla sovrapproduzione di mais - preferito all'erba, più naturale ma meno economica - e la somministrazione di antibiotici per combattere le malattie derivanti proprio dal nutrimento fornito, ad esempio, alle mucche.

Quindi, che cosa stiamo mangiando esattamente, mentre mangiamo?

La consapevolezza di tutti i meccanismi dell'industria alimentare ha portato a una crescente domanda per il cibo biologico, ottenuto dunque attraverso un processo che prevede l'assenza di elementi esterni a quelli che la natura mette a disposizione e nel rispetto del benessere degli animali, oltre alla salvaguardia della salute e del gusto.

Biologico inteso non necessariamente attraverso la certificazione del un marchio di garanzia, ma piuttosto nel senso originario del termine: "a filiera corta", in cui in una stessa fattoria gli animali si nutrono di erba da pascolo, le coltivazioni vengono ruotate per permettere alla terra di respirare e rigenerarsi e la distribuzione avviene attraverso aziende locali o vendite dirette.
Come sostiene Pollan, queste pratiche agricole sono sostenibili perché "restituiscono" alla natura, senza limitarsi a prendere. Si tratta di un tipo di catena alimentare che non danneggia la nostra salute e l'ambiente; bisognerebbe spingere sempre di più verso queste tecniche di agricoltura rigenerativa.

Proprio da questo principio siamo partiti, selezionando attentamente e incentivando i piccoli produttori, abbinando la pratica di acquistare prodotti a livello locale a politiche di agricoltura rigenerativa e allevamento sostenibile.

Sappiamo che si deve e si può fare ancora tanto per la nostra salute e quella del nostro Pianeta; questo è solo un primo passo, ma nella giusta direzione...

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Se siete un piccolo produttore e sentite di aver trovato una valida risposta e soluzione al dilemma, scrivete a bmlovers@benemio.com e raccontateci la vostra storia. Saremo lieti di conoscervi :-)